PLEXUS

Lo spettacolo Plexus di Aurélien Bory con Kaori Ito per Torino Danza 2014 alle Fonderie Limone mi ha incantato.

L’abstract che appare sul sito di Romaeuropa ne fa una descrizione da cui si percepisce qualcosa, ma è difficile sciogliere la meraviglia prodotta da quell’incontro tra visibilità, corpo e suoni che sul filo di una coerente e minimale semplicità si dipana dall’inizio alla fine dello spettacolo. Nessuna narrazione, eppure un mondo vastissimo si apre dal gioco lineare di veli leggeri, luci bianco dorate argentee e la materialità del corpo della danzatrice, a tratti sospesa a metri d’altezza, a tratti pesantemente a terra, creatrice di suoni che dagli organi interni si riverberano tra i fili dello spazio di azione. Senza tecnologia eppure altamente high tech, nella pulizia degli effetti e nel saper sfruttare i piani tri e bidimensionali in cui si muove il nostro occhio. Un modo di unire arti visive e danza profondamente e visceralmente interdisciplinare, sofisticato nella sottrazione di barocchismi, ma tanto bello da lasciare a bocca aperta.

“È l’incontro sincero di due artisti “Plexus”, uno spettacolo magico che il regista e drammaturgo Aurélien Bory dedica all’universo e al corpo di Kaori Ito, danzatrice, coreografa e giovane musa ispiratrice di una intera generazione di coreografi. Le radici in Giappone, dove ha iniziato lo studio della danza classica all’età di 5 anni, la formazione nei linguaggi contemporanei negli Stati Uniti, oggi residente in Europa, con la sua fisicità febbrile, viva e debordante Ito negli ultimi anni ha collaborato con i maggiori creatori della scena internazionale come Angelin Preljocaj, Philippe Découflé, Sidi Larbi Cherkaoui, Gui Cassiers, Alain Platel, che le hanno dedicato ruoli principali nelle loro opere. Bory insieme a lei crea uno spettacolo fatto di illusionismo e visioni, grazie a semplici elementi scenografici, dove spicca una foresta di fili e corde visibili e invisibili, un uso sapiente e ammaliziato delle luci, così come l’assenza di video e tecnologia digitale. “Concependo questo ritratto di Kaori Ito –spiega il regista francese–, ho usato i mezzi del palcoscenico, partendo dalla rete interna dei nervi e del corpo che può essere il nostro tallone d’Achille, per arrivare allo spazio esterno, per intrecciare una rete di corde e reminiscenze“. In questo universo in sospensione si muove Ito, coautrice della parte coreografica: in “Plexus”, termine che in latino significa treccia, intreccio, Bory decanta il suo teatro fatto di circo e drammaturgia, arti visive, musica, acrobazia, danza. Si rinnova così l’antico rapporto tra artista creatore e artista interprete, dove i ruoli si sovrappongono, si confondono e si intrecciano fino a creare un “Plexus”.

con Kaori Ito
ideazione, scenografia e regia Aurélien Bory
coreografie Kaori Ito
musiche originali Joan Cambon
disegno luci Arno Veyrat
direttore di palco Tristan Baudoin
suono Stéphane Ley
costumi Sylvie Marcucci
ricerca e adattamento Taïcyr Fadel
scenografia Pierre Gosselin
macchine Marc Bizet
direzione tecnica Arno Veyrat

 

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